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Main » 2011 » November » 25 » per un'editoria di sinistra
09:26
per un'editoria di sinistra

Malgrado una certa amarezza non ho potuto esimermi dal rassegnare le dimissioni quale curatore della collana ‘I quaderni di fantascienza’ dell’editore Il Papavero.


Dopo l’entusiasmo iniziale e il frettoloso coinvolgimento di molti autori, successivamente all’uscita dell’albo n.1 nello scorso luglio, sono emersi alcuni contrasti fra me, alcune autrici e l’editore medesimo. Vano ogni tentativo di ricomporre i dissidi, di natura essenzialmente operativa, ho preferito risolvere il contratto.


Di seguito al mio arrivederci, parte degli autori dei Quaderni è transitata nel nuovo gruppo di scrittura denominato ‘Scritture Aliene’, appoggiato sull’editore digitale EDS di Marco Milani.



Lo strumento della pubblicazione digitale prescelto in questa sede, azzerando i costi di stampa, renderà il tutto più semplice, come anche la distribuzione online, che verosimilmente faciliterà le vendite.


Le prime tre uscite delle Scritture Aliene sono ormai in rampa di lancio, il morale del gruppo è abbastanza alto e non è esclusa una futura transizione degli albi su cartaceo.


In questi ultimi mesi, mentre il cosmobabbuino recensiva i bravi Alessio Gallerani e Massimo Jr. D’auria e contemporaneamente valutava alcuni inediti di acerbi esordienti, si è trovato di fronte a un antipatico dilemma.


Perché  alle volte l’editore si comporta alla stregua di un merciarolo? Perché la cultura é soggetta alle leggi della domanda e dell’offerta?


Perché si pubblica tanta fuffa?


Quello editoriale è un mondo complesso e non mancano mai le sorprese, specie se sgradevoli. Così se alcuni autori hanno pubblicato gratis perché di famiglia facoltosa e intrallazzona, altri autori, dotati e talentuosi, mordono il freno e spesso scoprono a proprie spese che il loro libro pubblicato free… è sparito, in chissà quale umido magazzino dal quale l’editore si rifiuta di ripescarlo, men che meno di ristamparlo.



Nel nostro ambito fantascientifico il problema emerge in tutta la sua gravità, è risaputo che la SF vende poco. Allo stato dell’arte, perché l’editore non specialista dovrebbe perdere tempo con la fantascienza se il vampiro fustacchione, la fatina zizze-tonde e il demoniazzo rincoglionito vendono a bizzeffe?


"Meglio puntare  sugli autori che vendono” è quanto mi son sentito dire spesso e non certo da una  sola persona. Piaccia o non piaccia il sistema è questo, il libro tout court è un prodotto e che contenga le peggio minchiate del mondo o un inedito di Dostojewskij poco cambia, l’importante è  che  circoli in ambienti redditizi, magari altolocati e influenti, atti a cooptare in libreria il ‘popolo minuto’ dei lettori d’accatto.


Discorsi quali ‘La distribuzione è tutto’, o ‘Gli editori a pagamento uccidono il mercato’ o ancora ‘Per vendere occorre andare in televisione’ sono veri e falsi allo stesso tempo, nel senso che un grande editore ben distribuito e la notorietà personale dell’autore, a braccetto spingeranno in qualche modo il libro ma… se il medesimo fa’ schifo, che abbia venduto tanto o no, forse frutterà qualche soldarello, ma alla fin fine resterà un prodotto scadente.


Si dice a ragione che "L’editore è un imprenditore”.


Qui bisogna capirci sul tipo di imprenditore a cui ci si riferisce.


Gestire la propria casa editrice come una salumeria, un autosalone o un caseificio è difetto comune ad alcuni piccoli e medio-piccoli editori; i grandi editori al contrario si ispirano al terziario, con formalismi e procedure vagamente anglosassoni. Sia nell’uno che nell’altro caso il fine ultimo é quello di vendere e se possibile di percepire un contributo pubblico.


L’editoria attuale è fondamentalmente di destra; il piacere di leggere non è al primo posto tra le sue finalità, come tra quelle del salumiere/capitan d’industria, degli editor/interinali sotto o zero pagati, di una parte degli autori che pur di pubblicare, magari gratis, sono disposti a chiudere tutti e tre gli occhi (il terzo-frontale se lo aprono da soli poco dopo aver firmato il contratto, a furia di craniate al muro) etc.


Non mi piace fare il disfattista, ma se penso a chi ci ha governati negli ultimi vent’anni… e al fatto che c’è ampia soddisfazione nel vedere sugli scudi un comune economista quale il prof. Monti, allora mi lascio andare allo sconforto più profondo.


Il capitalismo da solo non crea ricchezza, mettiamocelo in testa. Se una nazione è povera di materie prime resta povera, malgrado l’abilità commerciale di chi la guida. Se non hai farina per fare il pane devi comprarla, alle migliori condizioni sul mercato magari, ma continuerai a comprarla! Se non hai l’appretto il vestito devi fartelo preparare, la lana grezza non puoi lavorarla da te e i soldi, per quanto pochi, dovrai cacciarli.


Non è il caso di ripescare vecchissimi concetti marxisti, dato che a sentir parlare in giro "Il marxismo non porta la felicità”. Va bene, magari sarà vero però cortesemente non venitemelo a scrivere sulla bacheca di FB, altrimenti, lo sapete già, cancello i commenti e vi stralcio dalla lista amici.


Proviamo a intenderci: un’economia debole dipende di per sé dai costi delle materie prime e, più che alla produzione vera e propria, deve affidarsi alla trasformazione. Se il prodotto trasformato acquisisce un valore più elevato del costo delle materie prime e del lavoro di trasformazione, si realizza profitto e l’economia sarà florida e in attivo. Se durante questo passaggio qualcosa si inceppa e il prodotto finito non vende (non ho detto NON VALE, ho detto solo ‘non  vende’) l’economia declinerà ed esploderanno a cascata:

 



  • Inflazione da eccesso d’offerta;


  • Disoccupazione;


  •  Stagflazione valutaria.


  • A seguire deflazione e disinvestimento massivo.


  • Chi più ne ha più ne metta.

Che c’entra l’editoria con questo bel copincolla dal libro di economia delle superiori?


C’entra più di quanto non pensiate, cari miei amici scrittori-primati.


Un bombardamento di libri inutili ad alto costo ma predestinati a vendere porta con sé un notevole dispendio di risorse da parte dell’editore. La creazione di fenomeni letterari a tavolino è prassi antica e pienamente lecita e nessuno se ne scandalizza, che si tratti di vampiri col fiatone o di streghe fascinose e iper-tecnologiche non cambia nulla.


Tuttavia non si può negare come questi testi fenomenizzati e sostenuti, buoni o scarsi che siano, per lo più nascondano magagne e beghe che col capitalismo puro hanno ben poco a che spartire. Pubblicare chi vende perché figlio, nipote o proprietario di qualcuno/qualcosa potrà anche essere astuto, specie se il prodotto finale è valido.


Quando tanto valido non è, allora i lamenti e i rodimenti degli autori non pubblicati diventano condivisibili.


Può anche darsi che l’operazione renda meno del previsto, come anche di assistere all’esplosione di un nuovo grandioso talento, chi lo sa? Il problema è che alla base non c’è la meritocrazia, pietra miliare del capitalismo, ma la VENDITOCRAZIA! Il processo di selezione, insomma, è viziato alla base.



Questo tipo di capitalista, irrispettoso della domanda di mercato e privo di scrupoli in prospettiva di arricchimento, somiglia al salumiere disonesto che vi propina a prezzo pieno mortadella scaduta o contraffatta, o al concessionario che vi spaccia per km. 0 una vecchia carriola riverniciata di tutto punto. Può essere che la mortadella scaduta risulti ancora buona e che il macinino sopravviva per trecentomila chilometri… ma non potete saperlo in anticipo.


Nel contempo molti autori che non hanno dietro di sé altri che il proprio talento finiranno col pubblicare a pagamento, oppure smetteranno di scrivere, forse alcuni saranno caparbi e continueranno, in cerca di un editore serio e coscienzioso… io glielo auguro di tutto cuore.


Una cosa è certa: parte dell’editoria è insana e se il digitale è l’ultima carta da giocare, caliamola pure. Liberiamo gli autori sommersi, stronchiamo i cani, incoraggiamo i mediocri a migliorarsi, esaltiamo i bravi senza invidiarli… ma SCEGLIAMOLO DA NOI! Con obbiettività.


Per un’editoria di sinistra.




Views: 528 | Added by: edorzar | Tags: massimo jr D'auria, monti, comunismo, editori a pagamento, alessio gallerani, edizioni diversa sintonia, scritture aliene | Rating: 5.0/1
Total comments: 1
1  
Il simoblo della "falce e martello" è, insieme alla svastica nazista, un segno di dittatura ed oppressione.
Sia intellettuale che umana.
Non vedo nessun progresso nell'applicare questa veduta che nel nostro paese ha ucciso la fantasia sostituendola con oscenità intellettive spaccaindole per "cultura".

In particolar modo sul tema "fantasceinza" ove la PATRIA di tale aspetto non è certo un paese dopo ha sventolato la "bandiera rossa".

L'incubo del comunsimo che lo scrittore Orwell descrisse bene nel suo 1984.
Speriamo non rinasca di nuovo per carità!

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