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Main » 2012 » January » 31 » Casca il mondo, casca la terra di Catena Fiorello (Rizzoli, 2012)
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Casca il mondo, casca la terra di Catena Fiorello (Rizzoli, 2012)






Dopo il successo della sua opera prima, Picciridda (Baldini Castoldi Dalai, 2006), Catena Fiorello torna in libreria con un nuovo romanzo, Casca il mondo, casca la terra (Rizzoli, 2012).

L’autrice, ancora una volta, si confronta sul terreno che pare esserle più congeniale, quello della narrativa.

La trama è godibile e, sebbene il romanzo sia scritto con ottima proprietà di linguaggio ed, in più punti, con ricercatezza, è adatto alla fruizione da parte di un pubblico vasto.

Catena utilizza una tecnica narrativa che avvince il lettore sin dalla prima pagina, nonostante la antipatia istintiva che suscita inevitabilmente la principale protagonista, Vittoria Cortese, e lo conduce ad una agevole lettura sino alla sequenza di colpi di scena finali.

Ciò che colpisce, in primo luogo, chi ha già letto Picciridda è la distanza siderale tra i due mondi descritti dall’autrice e tra le qualità morali dei personaggi.

Lucia e la sua famiglia sono le rappresentanti di un piccolo mondo antico fatto di buoni sentimenti e di attaccamento radicale, quasi viscerale, alla terra ed alla famiglia.

Vittoria, pur provenendo da un contesto sociale non dissimile da quello di Lucia, ne rappresenta l’antitesi più perfetta.

Entrambe nascono in un contesto rurale. Lucia nel paesino di Letoianni, in Sicilia, Vittoria in quello di Squinzano, in Puglia. La prima, tuttavia, resta fedele alle sue radici ed al suo piccolo mondo antico anche quando si allontana fisicamente; la seconda le rifugge, e quasi pare vergognarsi dei suoi natali, pur manifestando, a tratti, sensi di colpa per l’abiura.

Vittoria nasce, cresce e vive, sentendosi predestinata ad una esistenza migliore di quella che può condurre una ragazza ambiziosa in un paesino di campagna della provincia salentina.

Ed, in effetti, attraverso la sua bellezza e l’arte della seduzione, riesce ad affrancarsi dalla vita del paesello ed a sposare Alberto Del Giusto, promettente avvocato romano di nobili natali che, con l’abile regia della sua compagna di vita (o, almeno, così crede Vittoria), diviene principe del Foro, docente universitario di procedura penale, giungendo a sedere, per lungo tempo, in Parlamento.

Mai accettata dalla famiglia Del Giusto, ed in particolare dalla madre di Alberto, la contessa Marta Ferraro Bianco Del Giusto, che non a torto la ritiene una parvenue ed una arrampicatrice sociale, Vittoria riesce comunque a mantenere un rapporto di non belligeranza con la suocera.

L’altra faccia della spirale, per usare una immagine cara al Maestro Asimov, è Laura, l’amante di Alberto.

Laura è una ragazza semplice, con una occupazione ordinaria, con gusti normali e con le possibilità economiche di una impiegata. E’ vestita ed ornata in maniera dozzinale, almeno per i raffinatissimi gusti di Vittoria.

Eppure Alberto si innamora di lei. "[/i]Come è possibile che Alberto abbia potuto innamorarsi di una simile nullità e tradire me con lei?” è la muta domanda che Vittoria pare rivolgersi per tre quarti del romanzo.

"Come è possibile che Alberto abbia resistito così a lungo senza innamorarsi di un’altra donna?” è, invece, la domanda che il lettore si pone espressamente fino all’epilogo del romanzo…

Perché Vittoria è davvero insopportabile. Con la sua affettazione, la sua attenzione rivolta solo all’apparire, alla vanità ed alla roba in senso verghiano, senza che si legga in lei la minima propensione verso l’essere.

Tutto il contrario di Picciridda, come si è già detto.

Ma Laura, oltre ad essere l’altra faccia della spirale, è una figura tragica, in senso inverso a Vittoria.

Vittoria vive la sua tragedia a causa del suo egoismo; Laura vive la sua tragedia a causa del suo altruismo.

E, sul finire del romanzo, l’odiata rivale, Laura, la donna che Vittoria ha circuito inventandosi una falsa identità e costruendosi una vita immaginaria pur di diventarle falsamente amica e di carpirle i segreti della sua storia con Alberto, diviene il pungolo della sua coscienza.

Al punto da indurre Vittoria ad un processo di autocritica e ad una scelta che, proprio nelle ultimissime pagine del libro, la redime in qualche modo e consente quasi al lettore di perdonarle il suo egoismo e le sue colpe.



Claudio Spagnoletti
Views: 1540 | Added by: eldi@blo | Rating: 4.0/1
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