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Main » 2012 » June » 22 » Amicizia e scrittura non sono amalgamabili
21:38
Amicizia e scrittura non sono amalgamabili

Cari Cosmoprimati,

Il nostro comune amico, se pure indaffaratissimo e accaldato, non vi lascia soli e torna a scrivere, anche se in veste polemica.

Nella trascorsa primavera, dopo essermi aggiudicato il Premio Speciale della Giuria Giulio Verne e di seguito, essere entrato tra i dieci finalisti del premio Yavincon (anche stavolta mi sono dovuto inchinare a Simone Conti) ho completato l’albo n. 8 delle Scritture Aliene, un piccolo gioiello. I validissimi racconti di Maurizio Vicedomini (ottimo autore di EDS), Elvira Scarpello (veterana di collana), Stefano Sacchini (idem) e Paola Beatrice Rossini (nota autrice di Ciesse) hanno trovato un inatteso sostegno nelle new entry Marco vecchi (gigantesco culturista torinese) e Barbara De Carolis (bellissima critica letteraria di Roma). Ne è risultato un albo superlativo, uno tra i prodotti più riusciti di EDS. Anche stavolta Tatiana Martino ci ha deliziati con una splendida copertina, di tutto questo sono particolarmente orgoglioso.

Nemmeno in questi mesi sono mancate le delusioni, le sfighe, i soliti sgambetti, ma stavolta non voglio consumarmi il fegato per nulla. Troppa gente ormai si improvvisa editore, agente, editor, curatore, il tintinnio di quattro monetine attizza troppi sogni di riscatto da vita incolore in platee vastissime e allora eccoci qua: in una nazione dove si legge poco e nella quale basta collegarsi a emule per tirare giù migliaia di ebook pirata, proprio qui dove i lettori puri sono merce rara e gli scrittori per emergere (o meglio per illudersi di poter emergere) dissacrano i cadaveri dei più cari congiunti, può succedere di impattare in situazioni parossistiche, è noto. Bene, in questi ultimi mesi senza che me le cercassi, ne ho vissute un bel po’.

Caso 1:

- Se mi dai 25 euro ti faccio una recensione compiacente sul mio sito www.chitemmurtaccis.org. Mi paghi?

- NO, vai a farti f…ere

- Eddai, 10 euri e famo una cosa carina…

Account bloccato.

Caso 2:

- Caro Cosmobabbuino, recensiresti il mio ebook che da 6 ore è in testa alle classifiche fantasy di Amazon?

- Certo, mandamelo pure all’indirizzo sul sito.

- Ma che hai capito: DEVI COMPRARLO! Altrimenti che scrivo a fare? Come vivo secondo te?...(!)

- … NON LO SO. Saluti.

Sono due geni incompresi che mi hanno improvvidamente contattato su facebook.

Non mancano poi i messaggi degli "amici”, magari gli stessi per i quali in passato ho letteralmente resuscitato dei testi immondi e che adesso effondono sentita gratitudine…

Caso 3:

- Caro ***, mi scriveresti un racconto per la raccolta ‘CAGATE SPAZIALI’ che curerò per conto dell’editore IL PITOCCHIO?

- Certo, te lo passo subito. Quando mi fai sapere qualcosa?

- Presto, molto presto.

Trascorsi due mesi, contatto il sedicente curatore chiedendo notizie.

- Mi spiace, il tuo racconto ho dovuto scartarlo.

- Era così scarso?

- A dirla tutta non l’ho nemmeno letto… avevo poco posto nell’antologia e si sono presentate certe belle gallinelle… (w la fregna n.d.r.).

Caso 4:

- Caro ***, nell’ambito del concorso ZZZ ti abbiamo escluso pubblicamente perché non riteniamo il testo all’altezza. Del resto anche la Delos Book usa questi metodi di selezione, che credi? (Inviatami dal tenutario di un blog con ben 76 iscritti).

Segue pulizia dei miei contatti di facebook e definitivo, glaciale silenzio.



Sia chiaro, il ‘voto di scambio’ in ambito letterario non serve a nulla e le bocciature, anche se provenienti dal basso, fanno comunque bene. Gli scrittori che ancora non hanno dimostrato nulla non possono assolutamente permettersi di alzare la testa e/o pavoneggiarsi, ben vengano i bagni d’umiltà. Del resto è ormai chiaro un assunto, quello che ho citato nel titolo: amicizia e scrittura non sono amalgamabili.

Lo scrittore, bravo o cane che sia, è un animale solitario e diffidente, come un lupo anziano, come un orso bruno e non un animale da branco come il babbuino, purtroppo.

Sabato scorso ho partecipato alla bella presentazione di "Ferro Sette”, l’eccellente romanzo d’esordio di Francesco Troccoli e lì finalmente ho respirato un paio di boccate di editoria con la E maiuscola. Sarà che il libro (che presto recensirò) è ottimo, sarà che Amore e Psiche è una libreria meravigliosa, per quanto sia ormai in fase di trasferimento; magari sarà stata la maestà del Pantheon, la frescura delle birre condivise con Felipe El Rey, o forse anche la scelta platea di lettori e scrittori composti e misurati.

Raramente mi è capitato di vedere tanto interesse per l’autore e la sua creazione e, caso strano, in quel contesto non ho intercettato nessuna frecciata di invidia acida, tanto cara a certi altri autori di casa mia. Non tutti arriveremo a pubblicare con le major, non tutti ripeteremo l’exploit di Francesco ed è giusto così.

Nuoce però scoprire come nel canile ci sia una continua zuffa mentre là fuori i levrieri con pedigree corrono spensierati. La vita dell’esordiente rischia veramente di assomigliare a quella di un meticcio in balia degli accalappiacani e poiché come detto l’alta editoria nel novecentonovantanove per mille dei casi non concederà nemmeno mezza possibilità, è bene fortificarsi nell’animo, a scanso di cadere in determinate trappole, quali:



  • I ciarlatani NOEAP: personaggi facilmente riconoscibili che bazzicano sul web in cerca di poveri scrittorucoli non cagati nemmeno dai famiGLIari. Questi anfitrioni diffondono proclami baldanzosi e rivoluzionari, millantano l’istituzione di corporazioni editoriali dedicate allo sviluppo dei soli esordienti bistrattati, chiedono ovviamente piccole cifre d’iscrizione e dopo l’incasso… BOH? Per 100 euro o poco più non è il caso d’intraprendere le vie giudiziarie e voilà, il pacco è servito.

  • I rivoluzionari onniscienti: alias blogger dotati di una giornata poco piena e di tempi di produzione immensi. Sono presenti in tutti i concorsi letterari e in tutti i gruppi di scrittura dei social network, millantano accrediti presso le redazioni di millemila case editrici, correggono di tutto, sbraitano a tutti, pontificano di continuo e qualcosina magari, a furor di bombardamento, riusciranno a pubblicarla. Occhio però, ammesso che ci siano riusciti, questa pubblicazione l’hanno ottenuta per sfinimento di un editore e spesso, dietro questa raccolta di racconti (in genere questi signori non sono in grado di scrivere più di venti cartelle autoconclusive), hanno disteso un caravanserraglio di amici, fan, conoscenti e frollocconi di ogni sorta. Entrare a far parte del seguito di questi cialtroni NON SERVE A NULLA: loro intendono proseguire per conto proprio e se pure avessero da passarvi qualche dritta NON VE LA DARANNO MAI, se non sbagliata. A loro interessa vendere, se non comprate sarete esclusi dalla frequentazione, se invece comprate avete fatto solo il vostro dovere. Magari dopo la loro colta intercessione riuscirete a farvi pubblicare un mezzo racconto in digitale, questo sì. Ma se i vostri progetti sono più ambiziosi della compartecipazione a un ebook autoprodotto (che poi dovrete comprare, ovviamente), vi consiglio vivamente di lasciarli perdere.

  • Le api regine e i galli cedroni: simili ai personaggi di cui sopra, se ne differenziano per l’atteggiamento più altero e molto meno ammiccante. Si tratta di personaggetti che un romanzo uno sono riusciti a pubblicarlo, magari pagando in nero (è una prassi che esiste, cosa vi credete) oppure rincoglionendo qualche editore sprovveduto. In più a differenza dei cialtroni della categoria precedente, indugiano sul loro messianico personaggio anche e soprattutto nella vita reale. Sono quelli che alle presentazioni degli ‘amici’ arrivano con i propri libri al seguito sperando di sfruttare l’altrui clientela, gli stessi che NON COMPRANO il libro titolare del consesso perché pretendono sia loro regalato, che ammorbano i presenti di frecciatine sui limiti letterari del (sempre meno) amico, tipo "èancora acerbo ma si farà” oppure "Si vede che non ha frequentato il corso di scrittura (aggiungere acchiappacitrulli a piacere) però ha talento eh!” o anche "Legge poco ma non scrive male…”. Sul web sono meno arrembanti dei rivoluzionari onniscienti e se contrariati si limitano a cancellarti dagli amici e/o bloccarti. Si tratta di personaggi tutt’altro che rari afflitti da delirio d’onnipotenza e tenersene alla larga è facilissimo: basta rispondere chiaro e tondo che del loro capolavorazzo vincitore del noto premio "Il bancone del pescivendolo” non ve ne strafotte nulla. Con due click sarete reciprocamente esclusi da qualsiasi web frequentazione. Dal vivo invece guardatevi bene dall’invitarli alla Vostra presentazione, se fungessero da relatori sposterebbero fatalmente il discorso su di sé, mentre confusi in mezzo al pubblico non perderebbero occasione per denigrarvi, come detto prima: litigateci il prima possibile e fingete di essere offesi irrimediabilmente. Per quanto stupidi, capiranno e ve ne libererete vita natural durante.

  • Gli imprenditori nati: ahimè, questa è la categoria di gran lunga più pericolosa. Sono simpatici, si presentano bene, sia sul web che dal vivo risultano accattivanti e vi rifilano il loro libro, spesso pubblicato a pagamento, con una facilità figlia del loro naturale talento imbonitorio. Passi per i dieci euro buttati al vento, il vero problema si pone quando questi signori, dopo aver trascorso troppo tempo a collezionare rifiuti editoriali, si ritengono pronti al grande passo. Aprono così una casa editrice e… si salvi chi può. I libri sono merce difficile da vendere e quelli di un editore dal marchio sconosciuto, privo di impianto tipografico e di programmi d’impaginazione, è probabile che facciano già schifo a prima vista. Aggiungiamoci allora un magnifico editing fatto in parte col correttore di word, in parte con quello di open-office e in parte grazie alla zia di sua moglie, stimata maestra delle elementari di Serracapriola e l’aborto è servito. Ma lui è un imprenditore e di fronte ai primi insuccessi non si arrende, non può farlo. E allora comparirà sui social network a ogni tre per due, spammerà come un folle, s’iscriverà alle fiere del libro dilapidando ulteriori quattrini, convinto che gli altri editori presenzino alle fiere per vendere e non per tutt’altro tipo di contrattazioni… quando i risparmini saranno finiti e le vendite ancora ferme alle trentasette copie del romanzo del suo miglior amico (un fantasy dedicato alla guerra tra carciofi magici e funghi samurai), ecco l’ultimo atto: pubblicherà solo i suoi romanzi personali e agli altri autori darà spazio mediante favolosissime antologie, per essere ammessi alle quali è richiesto il pagamento di una quota. Di questa roba in giro se ne trova poca al di fuori dei social network, pertanto se come me siete dei convinti facebookari state in guardia: i giovani editori indipendenti spesso sono irrimediabili ottimisti destinati a svanire nel nulla nel giro di un anno, ovvero dei futuri editori a pagamento. Lasciateli perdere, personaggi del genere non possono cambiare senza snaturarsi, che si suicidino pure con le proprie mani.

  • Gli incompresi: per anni sono stati gli aspiranti scrittori più umiliati e presi in giro. Tanto la carta stampata che i blogger si divertono ancor oggi a svilire questi poveracci, i quali magari erano convinti di avere scritto chissà che e invece sono stati sepolti da un profluvio di saccenti pernacchie. Di qui la loro reazione orgogliosa, il classico "Voi non capite niente” e l’eterna derisione. Casi del genere ci sono sempre stati e sempre ci saranno, esordienti cani ne troverete a bizzeffe, basta aprirvi un blog gratuito come questo e sarete letteralmente sepolti di narrativa-munnezza. Io stesso sono poco tenero con certi aspiranti genioidi che, convinti di avere a che fare con Dio solo sa che grande talento sul punto d’esplodere (uah uah uah!) mi sottopongono creazioni sovente illeggibili, sgrammaticate, inverosimili e comunque malissimo caratterizzate. L’autore negato non nasce piagnone, semplicemente lo diventa quando prende atto della pochezza dei propri mezzi e scopre, a sue spese, che senza pagare nessuno potrà pubblicargli nulla. Qualunque criticastro ne farà un sol boccone, basterà leggere il nome della casa editrice a pagamento e il gioco è fatto. Il povero talento incompreso allora dovrà farsi due conti in tasca: conviene o no pagare un costoso corso di scrittura creativa? Sì? Bene, avrà buttato via i soldi, perché la scrittura si affina ma non si impara: se si è negati si resta negati, anche con la pergamena in mano.No? Benissimo, eccolo pronto a seguire api regine, Galli cedroni, onniscienti cialtroni e blogger esauriti.

Alla fine di questo lungo articolo chiarisco il punto: nella scrittura c’è tutto e il contrario di tutto, tranne il mercato. Poiché soldi non ne vedremo mai (o quasi mai), se decidiamo di scrivere lo facciamo solo e soltanto per il nostro appagamento morale. Se abbiamo un io troppo delicato per reggere a critiche idiote e/o esasperate, conviene disertare i social network, vera casa e bottega di tanti, troppi personaggi inutili.

Credete in quello che fate? Bene, insistete, scrivete, sbattetevene alla grande delle furenti critiche pubbliche, accettate al contrario quelle educate, specie se inviatevi in privato.

Non valete proprio nulla? Bene, abbiate il coraggio di ammetterlo e ritiratevi.

Valete qualcosina ma non conoscete nessuno che lavori in Mondadori - Armando Curcio - Sperling&Kupfler - Mauri-Spagnol – Laterza - Feltrinelli? Un agente letterario veronon potete permettervelo? Bene, SCORDATEVI LE MAJOR ORA E PER SEMPRE e limitate i vostri orizzonti alla piccola editoria. Soprattutto, non illudetevi di intrattenere autentiche amicizie con altri scrittori del vostro stesso genere: lo scrittore è un animale solitario e tale resterà, livore, invidia e risentimento sono la norma, tenetelo a mente. Anche se le possibilità di emersione rasentano lo zero, partecipate solo a concorsi banditi dalle major, perché alla fin fine è meglio essere bocciati da nu’ strunzstipendiato da Mondadori, piuttosto che da nu’ strunzqualunque, non vi pare?

Alla prossima.



Edorzar  

Views: 1048 | Added by: edorzar | Rating: 5.0/1
Total comments: 2
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1  
Ottimo riassunto... forse non proprio... sunto, certamente una lettera 'a cuore aperto'. Grande Vito

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